giovedì, 2. settembre 2010
Intanto ben tornati se siete stati in vacanza e buona vacanza se ancora ci dovete andare!!
Io sono tornata da molto poco e il clima vacanziero ancora aleggia in casa mia; questa sera abbiamo mollato piatti da fare e faccende varie e abbiamo visto in famiglia un bel film italiano … un gran bel film mi permetto di aggiungere io! Il film si intitola “si può fare”, è del 2008 di un regista che francamente non conosco, Giulio Manfredonia.
Allora nel cast Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston (l’indimenticabile ladro di Chiedimi se sono felice) e un corollario di attori a mio avviso strepitosi che fanno la parte di quei cosiddetti “matti” rinchiusi nei manicomi e allo sbando in seguito alla Legge Basaglia 180 del 1978 che chiuse gli ospedali psichiatrici lasciando famiglie e persone disagiate a contare solo su se stesse e sulle forze d’aiuto. In seguito a questa legge nacquero quindi alcune cooperative, in particolare la “noncello” di Pordenone alla quale si ispira il film.
La storia è già nelle righe che ho scritto qui sopra: in seguito alla legge un Claudio Bisio in crisi col lavoro viene mandato a gestire una cooperativa, appunto, di malati di mente in cura che fanno lavoretti occasionali tipo attaccare i francobolli sulle buste di qualche azienda. La realtà si stravolgerà grazie allo spirito sociale di Bisio e alla convinzione dei pazienti.
Il film è ricco di positività, già la frase del titolo comunica tanto, anche se mi ricorda il ben più famoso “si… può… faaare!” di Frankenstein Junior. Poi ci ho trovato la convinzione politica di quegli anni, perché siamo nel 1983, e mi è tornato in mente come si stava bene e come le figure politiche erano importanti e comunicavano molto, nel bene e nel male. E poi sottolineare che le malattie sono accentuate dalla medicina stessa, che forse a volte bisogna prendere meno pastiglie e più emozioni… che curano!! Insomma ve lo consiglio caldamente, vi farà ridere e commuovere e soprattutto vi farà dire che tutto, ma proprio tutto “si può fare”.
A presto

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lunedì, 2. agosto 2010
Mi sto abituando piano piano ad una vita più sana che non mi sconvolga però nelle mie abitudini e nei miei gusti. Di recente una persona che ne sa molto più di me e che ammiro per lo stile di vita che ha, mi ha insegnato a fare il gomasio!! Allora andiamo a spiegare di cosa parlo.
Io amo molto di più i cibi salati che quelli dolci, il saporito mi gusta e mi appaga. Ovviamente il sale non fa bene e bisogna trovare qualche cosa che ci aiuti ad utilizzarne di meno: detto fatto è arrivato il gomasio. Si tratta di un composto orientale fatto di sesamo e sale marino mischiato, tostato e pestato. Sul rapporto da utilizzare tra sesamo e sale ho trovato delle discordanze ma io vi posto la ricetta che mi ha consigliato la mia amica, anche perché l’ho provata e mi da soddisfazione. Il rapporto è di 12 cucchiai di sesamo e due di sale fino, tostate tutto in padella fino a quando si sente l’odore del sesamo; ora passate tutto in un pestello e tritate per far liberare al sesamo la parte oleosa che si attaccherà al sale e che fa liberare dal sesamo la componente che esalta la salinità. Il vostro sostituto del sale è pronto!!
Ora c’è da fare alcune piccole precisazioni: il gomasio è composto da sesamo in grande parte e il sesamo è oleoso per cui leggermente calorico, come per tutte le cose non è il caso di esagerare con il consumo!
Poi a dirla tutta l’ideale sarebbe, dopo la tostatura, pestare il composto nell’apposito pestello orientale chiamato Suribachi, un pestello con delle scanalature nelle quali il sesamo e il sale ben si incastrano per una pestatura ideale … ovviamente non è obbligatorio, un normale mortaio da pesto genovese va benissimo e in alternativa (ma solo mentre vi procurate un suribachi) il frullatore.

Il gomasio è uno degli elementi della cucina macrobiotica, una cucina che cerca di armonizzare l’alimentazione con l’ambiente e con noi stessi; ambiziosa e macchinosa ma di sicuro è un obiettivo che anche in minima parte tutti dovremmo perseguire.
Ora che il gomasio lo conoscete, provatelo con il riso bollito, nelle insalate, sulle focacce, nel Philadelphia e anche sulla carne. Avrete salato di meno ma con più gusto.
Baci orientali

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domenica, 25. luglio 2010
17 luglio 2010: una settimana fa, a San Siro col caldo più che opprimente, con un sacco di voglia di esserci e di fare la ragazzina, di cantare, di vivere, di emozionarmi e di ballare fin che ce n’è …
ed è stato meraviglioso, uno dei concerti più belli ai quali ho assistito e qualcuno in vita mia ne ho visto! Un Liga spumeggiante, rock da impazzire, carico e sempre con qualcosa da dire a tutti noi.
Meraviglioso.
E bellissimo è andarci con un figlio 14enne, con questa generazione con la quale tutti faticano a condividere le passioni … devo dire che sono fortunata. Ci siamo divertiti assieme a due scatenate amiche fan di Luciano come noi, abbiamo battuto le mani fino a quando non ci hanno fatto male e siamo usciti tutti esausti e contentissimi. Che goduria!!
Ho pensato anche molto, mi fa sempre effetto vedere tutte quelle persone che si riuniscono e hanno tutte uno scopo, una passione in comune, riescono tutte quante a mettersi d’accordo per partecipare e magari per fare la ola! E inevitabile arriva anche un pensiero: se tutte queste persone possono fare questo … chissà cosa si può fare tutti assieme per cambiare le cose! Ma forse questo è un altro post, tutto un altro giro … e ho detto tutto!
Vi bacio con questa galleria fotografica della serata:







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domenica, 11. aprile 2010
A casa mia, se mi invitano a cena gli amici e lo stesso giorno ho avuto l’estrazione del dente del giudizio per cui sono a casa dolorante e nervosetta, ho un legittimo impedimento a partecipare all’impegno preso precedentemente. Invece se ho trasgredito la legge o si ha il sentore che lo ho fatto, non ho scuse per non adempiere al mio dovere e pagare per l’errore commesso, presunto o no. Certo, io non ricopro una carica politica rilevante per il paese! Questo va detto. Questo per dire che a me comune mortale il legittimo impedimento può servire solo in via informale. Dalla scorsa settimana invece, il premier e i ministri godono di questo privilegio a loro concordato, ma in che cosa consiste precisamente? Allora vediamo per bene: in pratica il legittimo impedimento è la «giustificazione» delle loro assenze dalle aule penali per legittimo impedimento. Il provvedimento, che si compone di soli 2 articoli e 8 commi, durerà al massimo 18 mesi, in attesa, cioè, che il Parlamento, con legge costituzionale, disciplini le prerogative del presidente del Consiglio e dei ministri, compresa, quella, sulla modalità della loro (eventuale) partecipazione ai procedimenti penali. Siamo apposto! Cioè vediamo se ho capito: arriva a casa ad un ministro la convocazione in aula giudiziaria per un presunto reato e questo può non presentarsi sulla base dell’impegno che svolge per la nazione, magari per partecipare a un incontro internazionale, che ne so, con Obama. Beh capisco, in effetti è un casino! Solo che per me è già un problema che uno che deve rispondere per sospetti in aula giudiziaria mi governi e prenda decisioni per me, o che anche incontri Obama per conto mio che non posso invece permettermi di sgarrare nella vita. Ma, mi sono detta, saranno gli impegni importanti che giustificano l’assenza. Mmmmm…. prendo spunto dall’articolo sul Sole 24ore , per fare qualche esempio, palazzo Chigi non dovrà giustificare le assenze di premier e ministri dalle aule giudiziarie perché impegnati alla festa del Santissimo Crocifisso di Monreale (Pa), alla fiera primaverile degli uccelli a Sacile (Pn), alla sagra dello spiedino a Castello d’Agogna (Pv), o alla disfida del soffritto di maiale a Flumeri (Av). Non dovrà essere consentito "marinare" l’udienza, neanche per partecipare alla presentazione di libri, a conferenze stampa, o a convegni e meeting politici, come, feste provinciali, scuole di formazione, inaugurazioni di nuove sedi di partito. Stiamo tranquilli allora, tutto sarà fatto a regola d’arte. Io insisto, vorrei che i politici come il premier e i suoi ministri si ritirassero dai loro incarichi se implicati in situazioni che richiedono una verifica giudiziaria, perché un normale cittadino come me che, per dire, commette un reato minore, paga con il carcere, con le sanzioni e a volte anche con la sospensione del diritto di voto. La legge non è uguale per tutti ovvio! Ora, se volete leggere tutta la trafila presa dalla Gazzetta Ufficiale, la trovate qui. Ora vi lascio, solo legittimamente impedita a restare con voi pur volendolo molto, ho un sonno bestiale.
Baci

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martedì, 6. aprile 2010
Nella mia infanzia la gita di Pasquetta all’aria aperta si è sempre risolta andando sul Ticino a casa di mio zio, quindi niente sbattimenti su dove andare e sui posti migliori da accaparrarsi; mentre per il mio uomo dei computer la scampagnata del lunedì dopo Pasqua è sempre stata sveglia all’alba per andare a piazzarsi nel miglior posto, al sole ma non troppo, riparati dall’aria ancora frizzante e con visuale perfetta (su cosa poi non so!) e cibarie svariatissime ma per lo più avanzi del pranzo pasquale … non vi dico!
Beh ieri ho visto in parte questa seconda condizione, migliaia di automobili in coda verso le destinazioni più svariate e zaini colmi di vaschette e contenitori per gli avanzi. Ho visto lasagne, insalate di riso e pasta, frittata con la pasta, uova e salsine varie, torte salate di ogni colore. Di rado panini. In effetti io con i miei semplici toast mi sono sentita una emarginata.
Comunque ho passato una bellissima giornata di sole, abbiamo seguito degli amici allo zoo Safari di Varallo Pombia, un posto carino vicino a casa, armati di zaino semi pieno e voglia di sentire il sole addosso. Beh non è stata un’idea originalissima, di gente ce n’era davvero troppa, però tre condizioni essenziali ci hanno permesso di godere in pieno la giornata: la prima è avere pazienza e conoscere le vie traverse per arrivare alla meta, la seconda è non volere a tutti i costi fare tutto subito ma sapere aspettare il momento giusto, la terza è avere una bambina di sette anni bravissima e che non fa mai capricci e capisce quello che si può e non si può fare. Questa ricetta ci ha regalato la visita al rettilario gustosissima (ho una figlia che adora i serpenti!!) e all’acquario, la conoscenza con un simpatico istrice gigante, la vista di pappagalli variopinti e canterini, molti giochi e giri in altalena, e poi gli animali dello zoo vero e proprio.
Bellissime le giraffe che quasi fanno la passerella per farsi notare dalle persone, la giocosa lotta degli ippopotami che nell’acqua creano onde pazzesche data la mole, la corsa della tigre, gli occhi allampanati degli struzzi, le zebre che non sono tutte uguali, i pellicani intenti a spiumarsi per benino, il cervo maestoso!





Lo so che sono comunque animali tenuti in cattività, ci ho pensato all’idea che stanno meglio nel loro habitat naturale e non qui nell’alta padana al freddo, che è una scocciatura essere oggetto continuo di foto e macchine attorno, che gli istinti si reprimono in spazi limitati … ma li ho visti ben tenuti, vispi, attivi, alla fine sono animali che magari avrebbero fatto una brutta fine! E tanto di cappello a chi lavora in posti come questi, dove il limite tra l’uomo e l’animale è sottile e ci vuole coraggio e rispetto per la natura.
Baci
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sabato, 3. aprile 2010

Buona Pasqua a tutti quanti, che sia serena e felice. Senza agnelli e capretti vari per favore, dai.
Baci

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giovedì, 25. marzo 2010
Clima mite fuori di casa, poca voglia di stare sul divano e tanti film italiani e non da voler vedere sul grande schermo. Insomma sono andata al cinema ieri sera a godermi le Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.
Bellissimo film, ma d’altro canto Ferzan è quasi sempre una garanzia per me.
L’argomento è apparentemente la difficoltà di un figlio di dire ai genitori che è gay e che non ha intenzione di entrare nell’azienda di famiglia. Credo invece che la morale sia più complessa, la frase che dice una delle protagoniste è secondo me rivelatrice:
“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare.
Sbaglia per conto tuo, sempre.”
La storia riguarda una famiglia di Lecce, padre madre e tre figli, due maschi e una femmina, pastai da tre generazioni con azienda più che avviata da lasciare in mano ai figli. Uno di questi tre figli è Tommaso (Scamarcio), che vuole presenziare ad una cena di famiglia venendo da Roma dove studia e ha la sua vita, per dichiarare pubblicamente ai genitori antiquati e ottusi che è gay e quindi sicuramente farsi diseredare e allontanare da casa. Come dire, mi cacciano e quindi io torno a pieno titolo nella mia vita con un peso in meno sullo stomaco. E invece no!!!! Perché il figlio maggiore Antonio (Alessandro Preziosi) pensa bene di fregare il fratello e giocare d’anticipo, dichiarare la sua omosessualità e farsi sbattere fuori casa nel clamore generale. Il padre ha un attacco cardiaco e Tommaso non resta che sobbarcarsi l’azienda, la famiglia e ingoiare il suo segreto e fingere come sempre.
In mezzo a questa storia di bugie e verità non dette, c’è una nonna (Ilaria Occhini) con la sua di verità mai svelata, segno che cambiano i tempi ma che ogni generazione ha il suo disagio e le sue condizioni scomode. Una nonna fantastica che è più moderna e tollerante del suo stesso figlio, che sa e comprende i ragazzi come i loro stessi genitori non riescono a fare, che rifiuta l’ottusità della famiglia e con i suoi silenzi tiene insieme le varie generazioni.
E c’è la zia Luciana, Elena Sofia Ricci, straordinaria attrice! Credo veramente che sia la migliore nel film, lascia dei picchi di assoluta pazzia che merita di essere vista e non raccontata; al ladrooooooooo!
Nell’impresa di famiglia collabora Alba (Nicole Grimaudo), ragazza bellissima ma introversa e complicata, forse innamorata di Tommaso o forse incapace di capire cosa lei stessa sia. La sua vita si intreccia con la famiglia dei Cantone inesorabilmente e non solo per i motivi lavorativi. I suoi sguardi nel film sono recitazione muta ma decisamente penetrante, dagli occhi di questa ragazza si possono leggere mille pensieri.
Ci sono gli amici di Tommaso, gay riconoscibili da miglia e miglia di distanza ma che agli occhi dei genitori sono gli amici perfetti, muscolosi e simpatici, a caccia di ragazze. Ovviamente così non è e anche questo è sintomo che l’ottusità fa vedere quello che si vuole vedere ma non la verità.
Film divertentissimo a tratti, serio e commovente spesso, lascia credo diviso in due il pubblico: chi non ama certi argomenti pensando che siano scomodi, o che non sono problemi loro, reagisce al film con noia e credendo di vedere solo l’esposizione della diversità. Chi invece non fa differenza nel conoscere le persone e non chiede per prima cosa con chi si va a letto, reagisce con la sensibilità giusta, che mette i gay nella stessa condizione degli etero. Quella di patire la famiglia soprattutto nel timore di deludere. Non a caso il sottotitolo del film è “l’unica cosa più complicata dell’amore è la famiglia”.
Come tempo fa le Fate Ignoranti e Saturno Contro, il film mi ha lasciato quella malinconia anomala degli amori tormentati. Ferzan ha la sensibilità degli omosessuali ovviamente ma questo è un dettaglio che per me non fa il successo del film; con un triplo salto mortale, paragono il tormento amoroso di questi film con quello del grandissimo “i ponti di Madison County”. E’ questo tormento che attira il pubblico, che lo fa indentificare con i personaggi.
Quel tormento interiore che non puoi dire a nessuno, che ti logora e lavora in solitudine devastante, che solo tu sai, che esponi al prezzo più alto possibile. Non solo i gay hanno questa condizione, e Ferzan li usa come ponte per fare capire il tormento ma anche per non isolarlo. La nonna costretta dai tempi a sposare chi non ama patisce la stessa pressione, per anni. Ma il pubblico raramente la riconosce perché va più di moda parlare dei gay.
Mi è piaciuto, si capisce? Beh vi auguro di vederlo e gustarlo come è stato per me. Grazie Ferzan.
Baci
P..S.. a proposito di mine …. auguri Mina!
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lunedì, 8. marzo 2010
E’ l’8 marzo e siccome ritengo sempre opportuno ricordare che le donne sono creature meravigliose, concetto non sempre chiaro a tutti, e che per tutto quello che la vita ci riserva siamo il vero sesso forte, oggi mi va di festeggiare e regalare a tutte un virtuale albero intero di questo meraviglioso fiore primaverile che è delicato e bellissimo e che non tutti apprezzano; proprio come noi donne!!
Auguri

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sabato, 27. febbraio 2010
E’ questo il titolo del rock musical che sono andata a vedere a Milano mercoledì 24 febbraio! Ho acquistato i biglietti prima di Natale
attratta dal cast che conosco abbastanza, essendo io una fan di X-Factor. Infatti lo spettacolo è nato da un’idea di Luca Tommassini, direttore artistico del talent di Rai2 e per me dotato di una fantasia straordinaria, che ha preso un romanzo degli anni ‘50 ispirato alla commedia di Shakespeare “La Tempesta” e ne ha fatto uno spettacolo meraviglioso.
Mi sono divertita un sacco, lo spettacolo è un mix di musica di qualità, balletto e recitazione, molto molto buon canto, scenografia ed
effetti speciali molto azzeccati e soprattutto una Lorella Cuccarini di altissimo livello. Strepitosa!!!
Tommassini stesso ha definito in una intervista, questa sua opera come ambiziosa e arrogante, dicendo anche: "Ho preferito correre il rischio di fare qualcosa che dividesse, che ad alcuni potesse piacere e ad altri fare schifo ma che fosse forte e innovativa, piuttosto che rimanere nei canoni del già visto". E non ci sono dubbi sul fatto che sia innovativo: viene usata per la prima volta in un teatro le proiezioni in 3D e apparizioni virtuali perfettamente amalgamate con lo show, come quella di Morgan, della fantastica Mara Maionchi e di Facchinetti che completano, seppure non presenti, la storia e la serata.
I ragazzi di x-factor presenti al Pianeta Proibito di Tommassini sono: Chiara Ranieri, Antonio Marino, Enrico Nordio, Francesca Ciampa e Ilaria Porceddu. Decisamente tutti dotati di ugola fatata ma senza indugio eleggo a miei preferiti Chiara, Enrico del quale non riesco a scordare la mitica interpretazione di Impressioni di Settembre, e Antonio Marino! Cantano, recitano e si muovono sul palco come se non avessero mai fatto altro nella loro esistenza. Complimenti!!
Ovviamente quello che tutti conoscono è la scena nella quale la Cuccarini/Miranda, la canta in musica e chitarra al bel Capitan
Tempesta, vestita solamente dello strumento musicale; la performance ha sbancato l’audience al Festival di Sanremo lo scorso sabato ma nel musical dura molto di più e devo dire che è davvero un momento catalizzante! La Signora Cuccarini a mio avviso la fa in barba alle sciacquette che ci sono in tv al momento, con vent’anni di ‘più ma con una professionalità che lei ha da vendere, assieme al talento.

Il protagonista maschile Attilio Fontana devo dire non lo conoscevo ma mi ha piacevolmente stupito, gran voce, simpatia e controllo perfetto del palco sono anche le sue caratteristiche; leggendo qua e la notizie su questo artista che non conoscevo, ho scoperto che ha un curriculum di tutto rispetto.
A Milano, al teatro degli Arcimboldi, il rock musical è in programmazione fino al 7 marzo; qui invece trovate tutte le date del tour e le città.
Non c’è un video carino dello spettacolo in se ma posto lo stesso il pezzo che Tommassini e company hanno presentato alla trasmissione di Baudo. Così vi fate una idea, se pur vaga, di come sono bravi in questo musical!
Baci proibiti

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lunedì, 15. febbraio 2010
Lo sapete che non sono propriamente una sportivona, a parte quello che ho detto qui! Poche gare sportive mi fanno sussultare e fremere per le sorti di una o dell’altra parte. Mi succede con la pallavolo come già detto, con il motomondiale e attualmente mi succede moltissimo con il Rugby!

Ammetto che di primo impatto ho iniziato a seguire questo sport a causa di qualche bel servizio fotografico fatto ai rugbisti dalle riviste, perché diciamo che come sport scolpisce molto bene il fisico, soprattutto il derriere … eh!!
C’è però un problema di fondo, non capisco un cavolo delle regole di questo gioco bellissimo, fisico al massimo e fatto soprattutto del rispetto di infinite e complicate regole! Allora sono partita alla volta dell’informazione in merito. E ho trovato il modo più semplice di capirci qualche cosa, dei video spiegati benissimo … il classico rugby spiegato agli ignoranti come me:
Iniziamo quindi con questo video che parla di come è fatto il campo, che nel calcio le righe dicono palla dentro e nel rugby palla fuori, che la porta è alta dai tre metri in su, che la palla è ovale e … beh guardate i video di Paolini.
E dopo aver capito come si compone l’area di gioco (beh capito…diciamo che ci proviamo!) passiamo a vedere come si gioca con il calcio per esempio, di invio o di rinvio, di punizione, il drop (il calcio dato dopo aver fatto rimbalzare la palla davanti a se) e altri tipi di calci della palla! E io che pensavo che il rugby fosse tutto fatto con le mani!!
E ora inizia il divertimento, per me già fin qui è impossibile da memorizzare e da capire tutto, ma c’è ancora un sacco di roba da comprendere: per esempio il placcaggio, simbolo forse del rugby. Credete che sia semplicemente fermare l’avversario con la palla in mano? Macché! Guardate qui:
Poi nel rugby ci sono quegli aggrovigliamenti di persone che apparentemente non hanno un senso e che invece servono tantissimo; sono di due tipi, la maul e la mischia! Si hanno quando in gruppo spingono verso gli avversari ma sono diversissime: la maul è un’azione di gioco e serve per avanzare verso la meta facendosi largo nella difesa avversaria mentre la mischia è una rimessa in gioco della palla! Troppo complicato? Magari con i video è meglio:
E poi c’è La Touche, praticamente quella che definirei una rimessa in campo della palla ma con la magia del sollevamento di giocatori in alto che così raggiungono e si contendono la palla ovale:
Ecco, ci ho provato a spiegare a me stessa e a voi le regole del rugby, impresa titanica! Comunque direi che se io non sono stata abbastanza esaustiva, qui potete trovare sicuramente di meglio.
Ora posso guardare le partite della nostra Nazionale Rugby con un minimo di competenza in più, anche se ancora mi rimane il mistero di come si possa ragionare su tutte queste regole avendo quasi costantemente degli armadi a tre ante viventi che ti brancano e ti buttano a terra violentemente! Ma forse questo è parte della nobiltà di questo sport.
Baci ovali

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