Le mine di Ferzan
giovedì, marzo 25, 2010 by Luisa
Clima mite fuori di casa, poca voglia di stare sul divano e tanti film italiani e non da voler vedere sul grande schermo. Insomma sono andata al cinema ieri sera a godermi le Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek.
Bellissimo film, ma d’altro canto Ferzan è quasi sempre una garanzia per me.
L’argomento è apparentemente la difficoltà di un figlio di dire ai genitori che è gay e che non ha intenzione di entrare nell’azienda di famiglia. Credo invece che la morale sia più complessa, la frase che dice una delle protagoniste è secondo me rivelatrice:
“Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare.
Sbaglia per conto tuo, sempre.”
La storia riguarda una famiglia di Lecce, padre madre e tre figli, due maschi e una femmina, pastai da tre generazioni con azienda più che avviata da lasciare in mano ai figli. Uno di questi tre figli è Tommaso (Scamarcio), che vuole presenziare ad una cena di famiglia venendo da Roma dove studia e ha la sua vita, per dichiarare pubblicamente ai genitori antiquati e ottusi che è gay e quindi sicuramente farsi diseredare e allontanare da casa. Come dire, mi cacciano e quindi io torno a pieno titolo nella mia vita con un peso in meno sullo stomaco. E invece no!!!! Perché il figlio maggiore Antonio (Alessandro Preziosi) pensa bene di fregare il fratello e giocare d’anticipo, dichiarare la sua omosessualità e farsi sbattere fuori casa nel clamore generale. Il padre ha un attacco cardiaco e Tommaso non resta che sobbarcarsi l’azienda, la famiglia e ingoiare il suo segreto e fingere come sempre.
In mezzo a questa storia di bugie e verità non dette, c’è una nonna (Ilaria Occhini) con la sua di verità mai svelata, segno che cambiano i tempi ma che ogni generazione ha il suo disagio e le sue condizioni scomode. Una nonna fantastica che è più moderna e tollerante del suo stesso figlio, che sa e comprende i ragazzi come i loro stessi genitori non riescono a fare, che rifiuta l’ottusità della famiglia e con i suoi silenzi tiene insieme le varie generazioni.
E c’è la zia Luciana, Elena Sofia Ricci, straordinaria attrice! Credo veramente che sia la migliore nel film, lascia dei picchi di assoluta pazzia che merita di essere vista e non raccontata; al ladrooooooooo!
Nell’impresa di famiglia collabora Alba (Nicole Grimaudo), ragazza bellissima ma introversa e complicata, forse innamorata di Tommaso o forse incapace di capire cosa lei stessa sia. La sua vita si intreccia con la famiglia dei Cantone inesorabilmente e non solo per i motivi lavorativi. I suoi sguardi nel film sono recitazione muta ma decisamente penetrante, dagli occhi di questa ragazza si possono leggere mille pensieri.
Ci sono gli amici di Tommaso, gay riconoscibili da miglia e miglia di distanza ma che agli occhi dei genitori sono gli amici perfetti, muscolosi e simpatici, a caccia di ragazze. Ovviamente così non è e anche questo è sintomo che l’ottusità fa vedere quello che si vuole vedere ma non la verità.
Film divertentissimo a tratti, serio e commovente spesso, lascia credo diviso in due il pubblico: chi non ama certi argomenti pensando che siano scomodi, o che non sono problemi loro, reagisce al film con noia e credendo di vedere solo l’esposizione della diversità. Chi invece non fa differenza nel conoscere le persone e non chiede per prima cosa con chi si va a letto, reagisce con la sensibilità giusta, che mette i gay nella stessa condizione degli etero. Quella di patire la famiglia soprattutto nel timore di deludere. Non a caso il sottotitolo del film è “l’unica cosa più complicata dell’amore è la famiglia”.
Come tempo fa le Fate Ignoranti e Saturno Contro, il film mi ha lasciato quella malinconia anomala degli amori tormentati. Ferzan ha la sensibilità degli omosessuali ovviamente ma questo è un dettaglio che per me non fa il successo del film; con un triplo salto mortale, paragono il tormento amoroso di questi film con quello del grandissimo “i ponti di Madison County”. E’ questo tormento che attira il pubblico, che lo fa indentificare con i personaggi.
Quel tormento interiore che non puoi dire a nessuno, che ti logora e lavora in solitudine devastante, che solo tu sai, che esponi al prezzo più alto possibile. Non solo i gay hanno questa condizione, e Ferzan li usa come ponte per fare capire il tormento ma anche per non isolarlo. La nonna costretta dai tempi a sposare chi non ama patisce la stessa pressione, per anni. Ma il pubblico raramente la riconosce perché va più di moda parlare dei gay.
Mi è piaciuto, si capisce? Beh vi auguro di vederlo e gustarlo come è stato per me. Grazie Ferzan.
Baci
P..S.. a proposito di mine …. auguri Mina!
Aggiornamento in corso...


